I social sono per me croce e delizia. Grazie ai social ho conosciuto tante colleghe con cui condivido valori e modalità di lavoro. Ho scoperto molti corsi di formazione bellissimi. Ho mantenuto i contatti con alcune persone lontane.
Ma i social sono anche quella cosa che ti risucchia tempo ed energie. Penso sia una sensazione comune quella di aprire un social solo per pochi minuti, per svagarsi, e ritrovarsi dopo tanti tanti minuti di scroll con mal di testa, confusione, rabbia, frustrazione senza aver visto chissacché.
La mia presenza (forzata) sui social
Sincera? Io sui social non pubblicherei nulla. Sulla vita privata sono molto netta: ho già pubblicato fin troppo in passato. Innanzitutto voglio rispettare il diritto alla privacy delle persone che vivono con me, soprattutto di chi non ha ancora la possibilità di esprimere un’opinione a riguardo: i miei figli. Che i bulli che incontreranno sulla loro strada debbano almeno far la fatica di inventarsi qualcosa, senza che sia io a fornire, più o meno inconsapevolmente, materiale.
E poi ritengo che l’immagine per forza parziale che diamo di noi sui social possa essere un trigger negativo per molte persone. Se questo può avere un effetto limitato quando a seguirmi sono la mia mamma e le mie amiche, non può invece essere trascurato quando utilizzo un profilo professionale o sono seguita da tanti sconosciuti.
D’altra parte, non posso far finta di vivere nel 2000 e di sperare di farmi conoscere attraverso il volantinaggio. Molte persone prediligono la modalità di comunicazione dei social e io non posso avere la presunzione di pretendere che si facciano andare bene un blog o una newsletter, con quei ritmi lenti e strutturati.
Ecologia delle informazioni
C’è una cosa che però, da utente, mi dà più in testa di tutte: la fatica di trovare ciò che mi interessa in un mare di ciarpame.
Non abbiamo neanche idea di quanto scrolliamo, quante immagini vediamo, quanti stimoli riceviamo. Prova a stimare quanti post hai visto da quando hai aperto Instagram e poi torna indietro a contarli: visto?!
Pur cambiando tante volte nella vita, come capita a tutti, sono sempre stata ecologista e aspirante minimalista. Poche cose che contano, ecco il mio ideale.
È quindi per me fisicamente impossibile pensare di pubblicare seguendo le richieste dell’algoritmo. Inventare continui argomenti che non interessano neanche a me, far vedere con quali scarpe sto camminando (magari per 3 minuti netti, ma tanto che ne sanno gli altri), piazzare sondaggi inutili… tutto per sperare di far comparire nel tuo feed anche quel post veramente ragionato e studiato nel dettaglio, quell’unico post del mese in cui ho veramente qualcosa da dirti? No grazie. Non contribuirò ad aumentare il rumore di fondo dei social.
Cosa aspettarsi dai miei profili social
Sulle mie pagine Instagram e Facebook trovano posto due tipi di argomenti: il mio sito in pillole e le cose che voglio veramente comunicare.
Un sito è casa propria, ci puoi scrivere quello che vuoi senza vincoli di spazio. È una realtà di oggi che non tutti abbiano voglia e pazienza di spulciare un sito, per mille motivi anche molto sensati. È sacrosanto decidere come gestire le proprie risorse mentali durante la giornata e un po’ di scrolling può essere un modo per svagarsi.
Quindi spezzetterò i contenuti più importanti del sito anche sui miei profili social, per offrire una modalità più rapida e leggera di sapere cosa combino.
E poi aggiungerò quello che man mano ritengo utile comunicare. Nient’altro.
Va da sé che l’algoritmo non mi premierà. Pazienza. Se vuoi essere sempre raggiunto da ciò che scrivo, attiva le notifiche perché non credo che comparirò spesso nel tuo feed!