Come sono diventata nutrizionista

18 Ago 2025

Alle elementari desideravo un microscopio. Alle medie avevo già deciso: avrei fatto ricerca medica. Il pallino per la biologia non mi ha mai abbandonata e a 18 anni ero convinta che la mia strada fosse tracciata. La realtà, come spesso accade, è stata più complessa (e sorprendente) di come l’avevo immaginata.

In laboratorio mi piaceva stare. Osservare cellule, sperimentare, capire come funzionano i meccanismi della vita. Quella, però, era solo una piccola parte del pacchetto. Il resto della giornata si riempiva di ore a revisionare articoli che, magari, venivano respinti da una rivista. Allora li adattavi a un’altra, seguendo nuove regole di editing – perché ognuna ha le sue – e ricominciavi daccapo, con la sensazione di buttare via tempo, energie, pezzi di vita. In parallelo, c’erano le ricerche bibliografiche infinite, la corsa ai fondi, la scrittura dei progetti, le relazioni da coltivare. Sullo sfondo, precarietà, materiali da centellinare, orari indefiniti e la quasi certezza di dover andare all’estero.

Il mio bisogno di radici e calma cozzava con tutto questo e il mio corpo l’ha capito prima di me facendo arrivare la sindrome del colon irritabile. Ho cominciato ad autoisolarmi, evitare cene, passeggiate, aperitivi. Riducevo i cibi, convinta di individuare il colpevole di turno (la lecitina di soia era il mio bersaglio preferito). La situazione non migliorava, anche perché chi mi seguiva ai tempi minimizzava: devi imparare a conviverci.

Poi, il burn-out. E la fortuna di potermi fermare.

 

Il momento della svolta

In quel periodo di stop ho iniziato a prendermi cura di me, seguita da una nutrizionista. Ho capito che la dieta non era la soluzione magica, ma un tassello importante: ho modificato l’alimentazione, lavorato sulla mia ansia, cambiato stile di vita. Ho avuto risultati anche grazie ai miei privilegi: la possibilità di curarmi e di fermarmi senza stipendio.

In quei mesi ho capito che la mia strada era lì, davanti ai miei occhi: potevo contribuire al benessere delle persone e dell’ambiente diventando biologa nutrizionista; la laurea in biotecnologie me lo permetteva, ma serviva formazione. Così, ho investito un anno tra libri e corsi, prima di accogliere la mia prima paziente.

Ho nascosto per molto tempo questo inizio non canonico, per paura di sembrare una che è passata alla nutrizione dalla finestra. Oggi lo rivendico: ho studiato, mi aggiorno ogni giorno, e penso che sia sano correggere il tiro quando ci si accorge di non essere nella strada giusta.

 

I primi anni da nutrizionista

Ho iniziato a lavorare nel 2014, ero entusiasta ma anche rigida: pur avendo già un’allergia ai piani alimentari al grammo, perché io per prima li avevo vissuti come una gabbia, il mio obiettivo era far dimagrire. La BIA era irrinunciabile, le linee guida un faro. Le regole a tavola? Tante. Ragionavo in modo rigoroso, applicando le norme ai singoli casi.

La pandemia e l’aumento dei nutrizionisti ci hanno spinto a specializzarci ed è stato un bene: la quantità di informazioni era diventata ingestibile, serviva scegliere un focus. Poi sono arrivati i miei figli e hanno fatto il loro dovere per scardinare le ultime rigidità. La maternità ti costringe a rivedere le priorità: smonti e ricostruisci ogni giorno, su pochi pilastri solidi.

Mi sono chiesta: davvero posso pretendere un’alimentazione impeccabile da un genitore che si destreggia tra bimbi sotto il metro, notti in bianco e corse al lavoro? Ho rivisto tanti miei consigli dati con leggerezza, irrealizzabili nella vita vera.

 

Come lavoro oggi

Ho alzato l’asticella scientifica ma ho reso più gentile il metodo. Uso le linee guida come base ma so che ogni persona è un caso a sé.

Le misurazioni? Le faccio solo se utili e sempre concordate. Il piano alimentare? Lo propongo quando serve come ponte, non come regola. Il diario? L’ho reso utile e meno pesante.

Non voglio essere la nutrizionista giusta per tutti : accolgo chi si riconosce nei miei valori – donne con il loro carico mentale, uomini, persone LGBTQIA+, genitori e caregiver che vogliono liberarsi dai falsi miti.

Oggi sono più felice di come sarei stata in laboratorio: lavoro a contatto con le persone, vedo i cambiamenti, accompagno i percorsi. E lo faccio senza rinunciare ai miei valori, alla mia famiglia, a ciò che per me conta davvero.

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Non frequento questo blog da molto tempo. Chi atterra su questo sito potrebbe addirittura pensare che io non sia più in attività: non è aggiornato, è graficamente datato, pieno di bug… aggiungo che anche i testi hanno parti che non mi rappresentano...

Dott.ssa Alessia Bruno

Dott.ssa Alessia Bruno

Biologa Nutrizionista

Mi occupo di alimentazione da oltre 10 anni, e in tutto questo tempo ho capito che le diete rigide non fanno per me (la verità? Nemmeno per la maggior parte delle persone). Non lavoro con protocolli preconfezionati o grammature imposte: ogni percorso è personalizzato, realistico e sostenibile nel tempo. Conosciamoci meglio